servizi sociali

Nuove modalità di assegnazione degli alloggi pubblici

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La legge regionale n. 16/2016, così come il conseguente regolamento regionale, ha completamente rivisto la normativa relativi ai servizi abitativi di Regione Lombardia e all’accesso degli utenti agli stessi. Fino ad ora infatti eravamo abituati a un bando unico ogni due/tre anni e un’unica graduatoria da cui attingere in base anche a valutazioni relative alla metratura e al numero di componenti del nucleo familiare.
Da oggi questo sistema non ci sarà più. I bandi verranno gestiti a livello sovracomunale.
Nel nostro caso il territorio del rhodense con il comune di Rho capofila, saranno almeno due all’anno. Spetterà sempre ai Comuni approvare ogni anno il Piano triennale ed annuale dell’offerta abitativa pubblica. Il piano annuale fornirà una fotografia e un aggiornamento relativo a tutti gli alloggi pubblici presenti nel territorio, quelli che presumibilmente si libereranno nel corso dell’anno e quelli liberi che verranno assegnati tramite bando.
Saranno messi a gara quindi tutti gli alloggi pubblici liberi nel nostro territorio e si dovrà presentare domanda per tutti gli alloggi cui si è interessati, ovviamente chi ha un nucleo familiare composto di due persone non potrà fare richiesta per un appartamento da 100 mq così come una famiglia con tre figli non potrà richiedere un appartamento da 40 mq.
E’ possibile che un alloggio di un comune venga assegnato a un residente di un altro Comune? In teoria è possibile, ad esempio se ad un bando ove venisse assegnato un alloggio presente nel Comune di Rho non partecipasse nessun residente di quel comune è evidente che si assegnerebbe a un utente residente in altro Comune. Tra i criteri per assegnare gli alloggi ne è previsto uno per cui ha un punteggio alto più il residente del Comune ove si trova l’alloggio, questo criterio quindi rende più difficile che un alloggio sia assegnato a residente di altro Comune.
Tutta la procedura dovrà essere svolta on-line tramite SPID o CRS su un applicativo fornito da Regione Lombardia, il Comune di Cornaredo metterà a disposizione uno sportello di supporto agli utenti presso il Melograno, aperto il martedì dalle 9.00 alle 12.00 e il mercoledì dalle 14.00 alle 17.00.
Qui tutte le informazioni sui nuovi bandi per l’assegnazione degli alloggi.

Il bilancio di previsione 2019

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L’ultimo bilancio di questa Amministrazione comunale chiude il cerchio con 5 anni fatti di impegno e passione al servizio della nostra comunità.
Dal punto di vista finanziario è sicuramente il bilancio più complesso della nostra legislatura, purtroppo la spesa corrente risente di spese incomprimibili che non è possibile ridurre: le spese per i servizi essenziali, quelle relative al rimborso dei mutui contratti negli anni passati, quelle per il personale (in aumento grazie agli aumenti contrattuali giustamente previsti) e il fondo per i crediti di dubbia esigibilità (ossia l’accantonamento per le spese che non si riescono ad incassare e che purtroppo a causa delle regole della normativa nazionale aumenta di anno in anno molto più di quelle che sono le reali esigenze dei bilanci degli enti locali).
Alcune entrate “storiche” in alcuni casi si riducono. Si riducono gli introiti da multe, seguendo il trend consolidato nel 2018, quelli derivanti dall’affitto delle stazioni radiobase e dal canone di concessione della rete gas in vista della gara di ambito che dovrà essere esperita nel 2020.
Abbiamo deciso di non toccare le tariffe dei servizi scolastici, che sono le stesse da 5 anni e che abbiamo ritoccato al ribasso per le fasce ISEE più basse, e nemmeno nessuna delle aliquote di IMU e TASI mentre la TARI rimane mediamente stabile (-0,51% medio per tutte le utenze rispetto allo scorso anno). Per chiudere però il bilancio di parte corrente ricorriamo in fase di previsione a entrate per 300.000 euro derivanti da oneri di urbanizzazione, con l’impegno di ridurre questa cifra nel corso dell’anno con le successive variazioni.
Continuerà l’impegno per cercare di aiutare chi è in cerca di lavoro, anche la terza edizione della Fiera del Lavoro ha avuto un buon successo mentre l’esperienza di “Job Cornaredo” è riuscita nell’intento di accompagnare verso una posizione lavorativa numerose donne che hanno partecipato all’edizione dello scorso e quest’anno coinvolgerà giovani under 35. La spesa sociale è in aumento e viene utilizzata per supportare chi vive una fragilità anche grazie alle molte associazioni di volontario presenti sul territorio, partirà il progetto “Quartieri sociali” che coinvolgerà i residenti degli alloggi comunali e gli alloggi ALER di San Pietro all’Olmo grazie al finanziamento ricevuto da Regione Lombardia.
Sono molti gli interventi che verranno conclusi in questi ultimi mesi. I lavori di riqualificazione di via Cascina Croce si concluderanno nel mese di marzo (temperature permettendo!),  si concluderanno i lavori della nuova tensostruttura del Centro sportivo, verrà riqualificato il retro del palazzo Filanda e in estate verrà rifatto il cortile della scuola elementare di via IV Novembre.
L’intervento a cui teniamo di più è sicuramente quello relativo alla RSA, finalmente dopo anni il nostro Comune avrà una residenza per anziani non autosufficienti con tariffe convenzionate per i residenti di Cornaredo. Nel mese di marzo ci sarà la presentazione alla cittadinanza e la posa della prima pietra. A inizio aprile partiranno invece i lavori per la riqualificazione della rete dell’illuminazione pubblica, tutti gli impianti saranno a led, verranno installate delle colonnine elettriche per la ricarica dei veicoli elettrici e delle telecamere per controllare tutti i punti di ingresso del nostro Comune. Prima della fine dell’anno abbiamo invece affidato il progetto esecutivo per il recupero del bene confiscato al Politecnico di Milano e in primavera presenteremo il progetto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per la conferma del finanziamento.
Tanti progetti che si chiudono e tanti progetti che lasceremo in eredità alla prossima Amministrazione comunale consapevoli che saranno utili per migliorare la vita della nostra comunità.

Le difficoltà di lavorare nei servizi sociali

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Parto da un caso che ho seguito personalmente lo scorso anno per affrontare un tema molto delicato come quello dei servizi sociali. Il caso riguardava una famiglia con figli che chiedeva a uffici e amministratori una casa comunale nonostante il reddito del capofamiglia fosse sufficiente a garantire l’affitto in condizioni più che dignitose. Tra uffici e amministratori ci confrontammo per avere una posizione comune, ossia sostenere il bisogno della famiglia nella ricerca di una abitazione ma che non avevano diritto all’accesso in casa comunale sia perché il reddito non era basso ma anche perché la famiglia era nelle ultime posizioni della graduatoria per l’accesso agli alloggi pubblici. La famiglia era straniera, ma questo interesserà a pochi perché avremmo avuto la stessa posizione con qualunque famiglia e queste poche righe non raccontano le tensioni degli incontri e le minacce ricevute a cui abbiamo risposto con una posizione ferma.
Questo incipit racconta una situazione che spesso si ripropone, la famiglia infatti sosteneva di non essere minimamente aiutata dal Comune mentre gli uffici si erano resi disponibili ad aiutare nei limiti degli strumenti e di una visione oggettiva della situazione e chiedevano ai genitori di impegnarsi nella ricerca di un appartamento, cosa che non accadeva. Capita infatti di incontrare persone che cercano lavoro ma non rispondono alle chiamate degli uffici che propongono dei colloqui di lavoro e bandi comunali senza farsi più sentire, o famiglie con fragilità economiche che non presentano l’indicatore ISEE per avere delle agevolazioni sulle utenze o sui servizi scolastici o ancora persone non residenti nel Comune che non possiamo aiutare. In questi casi può capitare che le persone si dichiarino insoddisfatti perché l’Amministrazione non li ha aiutati, nonostante non sia vero. Questi casi ci stimolano a migliorare anche la comunicazione dell’Amministrazione comunale nei confronti di chi vive una fragilità, da pochi giorni è presente sul sito comunale una sezione dedicata a contributi, agevolazioni e aiuti per i nostri concittadini.
Il tema casa è sicuramente uno tra quelli seguiti con maggior interesse. Sul tema è necessario partire da alcuni assunti: la graduatoria degli alloggi comunali è pubblica, tutti possono quindi vedere chi accede all’alloggio nel caso se ne liberino di proprietà comunale o proprietà ALER, e la normativa di riferimento  è regionale, quindi i criteri e i requisiti per comporre la graduatoria sono stabiliti nel regolamento   regionale e sono i medesimi per tutti i comuni lombardi. È il regolamento regionale che prevede il criterio della residenza in Regione Lombardia da almeno cinque anni per accedere ad alloggi pubblici, l’indicatore dello Stato di Bisogno Abitativo Regionale (ISBAR),     così come è lo stesso regolamento a prevedere i casi di decadenza (che possono essere per motivi di reddito ma  anche  altri ). Ad ogni segnalazione, anche anonima, vengono svolti dei controlli nei limiti delle possibilità degli uffici che non sono investigatori privati. Negli ultimi due anni sono stati assegnati 6 alloggi, 5 di ALER e uno comunale, 5 a famiglie italiane e uno a famiglia straniera.
Negli ultimi anni lavorare nei servizi sociali è diventato ancora più complesso, non solo perché sono aumentate le situazioni di fragilità ma anche perché le stesse in molti casi afferiscono più tematiche in modo trasversale. La difficoltà a trovare una casa è quasi sempre accompagnata alla ricerca anche di un lavoro, la disabilità di un componente del nucleo familiare spesso si accompagna a difficoltà che sono anche economiche, correlate talvolta a difficoltà personali. Sono aumentate in parallelo anche gli strumenti che possono essere messi in campo per provare a rispondere a questi bisogni, non ultima la recente modifica alla normativa sul tema casa di Regione Lombardia e le modifiche apportate ai contributi erogati dalla stessa Regione o dagli operatori di acqua, luce e gas. Nonostante questo abbiamo la fortuna di avere degli operatori nei servizi sociali ricchi di competenze, passione e sensibilità, ma che dispongono di  risorse e  strumenti che l’amministrazione comunale ha a disposizione e che, come si può ben immaginare sono limitati e di oggettiva evidenza pubblica;   per questo è intollerabile aver letto nelle scorse settimane che i nostri dipendenti dei servizi sociali siano stati assunti per conoscenza e non per competenza, non aiutino gli utenti che si rivolgono ai servizi sociali perché non capaci (nel caso specifico denunciato abbiamo potuto verificare che gli uffici si erano attivati su più fronti, con ammissione dell’interessato) e preferiscano aiutare gli stranieri, oltre ad altre notizie non vere come il fatto che il Comune avrebbe delle convenzioni con privati per affitti agevolati. Gli aiuti nei servizi sociali passano dalla condivisione di un percorso volto all’autonomia dove l’interessato deve garantire di attivarsi e partecipare per quanto gli è possibile. Sono intollerabili per un motivo semplice: non sono vere e pertanto diffamanti, a loro volta, passibili di denuncia Se invece qualcuno ritiene di avere gli elementi per dimostrare quanto dichiarato può fare una cosa altrettanto semplice: denunciare alle autorità competenti invece che denunciare sui social network, screditando un lavoro svolto quotidianamente e su più fronti con le persone.

 

Finalmente la RSA!

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Cornaredo avrà finalmente la sua RSA! E’ stato un lavoro lungo per un servizio atteso da decenni, su cui abbiamo lavorato per oltre due anni al fine di costruire una gara frutto di un progetto credibile e vantaggioso per la nostra comunità. Abbiamo fatto la scelta non semplice di vendere l’area comunale di via Adamello e di inserire nella gara la convenzione con delle prescrizioni tecniche sulla struttura, la gestione e le agevolazioni per i nostri residenti.
Come è cominciato tutto? A inizio legislatura abbiamo deciso di bocciare il progetto ereditato dall’Amministrazione di centrodestra guidata da Bassani perché le tariffe previste erano troppo alte, superiori a 78 euro/giorno, non vi erano agevolazioni di rilievo per i residenti e, legato alla RSA, vi era un progetto di edilizia residenziale per le utenze fragili che dopo 6 mesi si sarebbe trasformato in edilizia libera. In Consiglio comunale i consiglieri di minoranza paventavano il rischio di una causa milionaria ai danni del Comune: la causa c’è stata e il Comune ha vinto, l’operatore non ha più presentato ricorso. Scaduti i termini per eventuali ricorsi abbiamo cominciato a lavorare al progetto stilando le linee guida, confrontandoci con i consiglieri comunali e gli uffici e approvandole in Consiglio comunale la scorsa estate per poi uscire con la gara che ha visto la partecipazione di un operatore.
Cosa prevede la convenzione? L’operatore che ha vinto la gara acquisterà l’area di via Adamello sui cui edificherà la struttura da 100/120 posti con al primo piano un nucleo per malati più fragili. La struttura prevede il rispetto della sostenibilità ambientale ponendo particolare attenzione al benessere abitativo, al risparmio energetico e all’utilizzo di fonti rinnovabili realizzando l’edificio in classe energetica A. La tariffa media sarà di 75,5 euro/giorno, con agevolazioni del 13-14%  per 25 posti letto destinati ai residenti del nostro Comune. La convenzione prevede anche un accordo con l’operatore per l’assunzione del personale dipendente della struttura all’interno del nostro territorio. Nei prossimi mesi verrà redatto il progetto esecutivo, dopodiché si avvieranno i lavori che verranno conclusi entro due anni dall’inizio.


La nostra scelta è stata quella di non pensare di dover fare una RSA a tutti i costi, ma quella di predisporre gli strumenti che potessero garantire l’accesso a un luogo di assistenza per i cittadini anziani e le loro famiglie quale risposta ad un interesse pubblico espresso dalla maggioranza della popolazione. Lo scrivevo qui già due anni fa. Ora ci siamo, possiamo dire che Cornaredo avrà la sua RSA!

Il nuovo reddito di inclusione

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Dal primo gennaio 2018 è prevista una nuova misura di contrasto alla povertà: il reddito di inclusione. Si tratta di una misura permanente prevista dal Governo  che dovrebbe interessare inizialmente circa 500 mila famiglie, in totale 1,8 milioni di persone. Dal primo luglio 2019 la misura diventerà universale, verranno eliminati alcuni paletti sui requisiti e si dovrebbero raggiungere circa 700.000 nuclei per oltre 2,3 milioni di persone.
A chi viene riconosciuto il ReI? Ai nuclei familiari con un ISEE sotto i 6.000 euro, anche proprietari di casa e nei quali i membri hanno una occupazione lavorativa. Per accedere al ReI bisogna aver vissuto in Italia per almeno due anni, si partirà con le famiglie che hanno almeno un minore, o una donna in stato di gravidanza, o disabili o persone over 55 disoccupate.
Il sussidio arriva al massimo a 187,5 euro per una persona sola, mentre il tetto complessivo è di 485 euro per un nucleo di 5 o più persone. Può durare al massimo 18 mesi e viene corrisposto per 12 mensilità. Devono trascorrere almeno 6 mesi dall’ultima erogazione prima di poterlo richiedere di nuovo (per un massimo di altri 12 mesi). Il sussidio sarà affiancato da un progetto personalizzato per l’uscita dallo stato di bisogno, l’obiettivo del ReI infatti non riguarda solo l’assistenza economica ma si cercherà di trovare una occupazione per la persona che effettua la richiesta. Qualora i componenti della famiglia non dovessero rispondere alle convocazioni inerenti il progetto, il sussidio potrà essere decurtato o sospeso.
Oggi è il primo giorno utile per presentare domanda e ottenere il ReI. La domanda può essere presentata presso i servizi sociali del Comune (qui tutte le informazioni presenti sul sito comunale) che entro 15 giorni manderanno le informazioni all’INPS. Una volta verificati i requisiti l’INPS (è l’istituto infatti che riconosce o meno il reddito) convocherà gli utenti per la firma del progetto personalizzato e successivamente verserà il contributo.

Un po’ di chiarezza sulla RSA

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Nel corso dell’ultimo Consiglio comunale abbiamo votato la modifica del piano delle alienazioni, ossia quei terreni che l’Amministrazione comunale prevede per diversi motivi di vendere, inserendo la vendita dell’area di via Adamello ove prevediamo, in linea con quanto previsto dal piano di governo del territorio, la costruzione di una RSA.
I consiglieri di minoranza ci hanno chiesto conto  di una perizia sul terreno di via Adamello destinato ad una residenza sanitaria assistita, perizia fatta durante la precedente amministrazione in cui il consigliere Gambini, relatore della mozione, era capogruppo della Lega Nord. Quella perizia, fatta nel 2012, non esiste, si conosce solo la cifra di vendita del terreno. Non è mai stata protocollata. Così come accaduto per una perizia simile richiesta nel 2010 sempre dalla giunta di centrodestra e Gambini, insieme con la precedente giunta, ci dovrebbe spiegare come mai si sia chiesta una perizia sull’area e la stessa non sia mai stata protocollata. Noi che allora eravamo consiglieri di opposizione siamo ed eravamo completamente all’oscuro di questi passaggi. Dovrebbero dare spiegazioni prima di tutto ai cittadini sul perché in un anno, questa è la distanza temporale tra le due perizie richieste dal centrodestra all’Agenzia del territorio, il valore del terreno sia passato da 175 € a 132 € al metro quadro pur senza nessun riferimento sul metodo di calcolo.
Noi sulla RSA abbiamo una idea ben precisa e molto diversa dal progetto del centrodestra naufragato nel 2014 che prevedeva sconti irrisori per i residenti di Cornaredo e la possibilità di costruire residenze da vendere, dopo sei mesi, sul libero mercato. Abbiamo deciso di vendere un’area di circa 6.000 mq e di mettere in gara, oltre alla vendita del terreno, anche la convenzione. Su questo documento sarà possibile ottenere migliorie in grado di rendere la struttura accessibile. Una struttura che dovrà essere innovativa, in linea con l’evolversi della normativa regionale e i bisogni della fascia anziana della popolazione. Una RSA aperta al volontariato e in grado di agire con i servizi già offerti nella nostra comunità, capace di prendere in carico i malati cronici fornendo sollievo a quelli non ricoverati in struttura. Va nella stessa direzione la conferma dell’apertura, nonostante qualche rallentamento burocratico, dell’attività di prelievi a San Pietro all’Olmo.
Per questo motivo abbiamo già chiesto una perizia di stima dell’area a un tecnico terzo, la stessa si aggira sui 500 mila euro e intendiamo approvare le linee guida per la gestione della RSA entro fine mese così da procedere con la gara in autunno.
C’è ovviamente il rischio, come sempre in questi casi, che la gara vada deserta. Sono i classici rischi che si corrono con i bandi pubblici di servizi, starà a noi prevedere un bando che “stia in piedi” prevedendo la garanzia di tariffe agevolate per i nostri concittadini piuttosto che permettere la costruzione di nuovi appartamenti per il libero mercato.
Se il centrodestra lo riterrà opportuno siamo sempre disponibili a raccogliere suggerimenti e segnalazioni ma non possiamo permettere che il percorso subisca rallentamenti visto che la nostra comunità attende la RSA da moltissimi anni. Mancano due anni alla scadenza del mandato e ci impegniamo per raggiungere anche questo obiettivo.

Vademecum delle regole per accedere agli alloggi comunali

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Al termine del mese di dicembre si è chiuso il bando per le domande di accesso alle case comunali. Come temevamo, visti i tempi, hanno fatto richiesta più di una cinquantina di famiglie che si vanno ad aggiungere, integrandosi in base ai punteggi, a quelle che fanno già parte della graduatoria. Si tratta di un totale di circa 200 famiglie in graduatoria a fronte di circa una settantina di alloggi comunali.

Chi definisce i criteri di accesso? I criteri sono definiti da Regione Lombardia e riguardano la residenza (é necessario essere residenti nel comune o lavorare da 5 anni in un comune lombardo) e il reddito ISEE (sotto i 16.000 euro per accedere a un canone di affitto sociale). Concorrono al punteggio anche la presenza di disabili nel nucleo famigliare, la condizione alloggiativa (sfratto, procedura di sfratto in corso, affitto) e la condizione occupazionale. Ovviamente non può accedervi chi è proprietà di abitazione.

Per quanto si rimane in graduatoria? Si rimane in graduatoria fino a che non vengono meno i requisiti di cui sopra. Ogni tre anni il Comune apre di nuovo il bando in modo che famiglie non in graduatoria, chi non presenta la documentazione da tre anni e chi ha peggiorato la propria situazione familiare, e quindi può avere un punteggio più alto, possa presentare una nuova domanda.

Mi trovavo ai primi posti della graduatoria e adesso mi hanno scavalcato in un centinaio di famiglie. Da gennaio abbiamo pubblicato sul sito del Comune la graduatoria del bando scaduto a dicembre. Queste però non sono le graduatorie definitive ma andranno integrate con chi ha presentato la domanda negli anni scorsi. Ciò significa che chi per esempio si trova quinto nella graduatoria del bando di dicembre probabilmente “perderà” qualche posizione nel momento in cui la graduatoria verrà integrata con l’altra, ovviamente l’integrazione avviene sulla base dei punteggi ottenuti e se chi si trova davanti in graduatoria ha perso i requisiti non accederà all’immobile.
Le graduatorie sono piene di extracomunitari. Uno dei requisiti cardine per accedere alle case comunali é quello della residenza nel comune in cui avviene la richiesta o i 5 anni di attività lavorativa prestata in un comune lombardo. Nel bando di dicembre sulle prime dieci famiglie in graduatoria solo una é straniera, al decimo posto. Le graduatorie sono sempre pubbliche e sono visibili sul sito dell’Ente. A breve é intenzione di Regione Lombardia introdurre i 10 anni di residenza con continuità per accedere ai bandi, attenzione però perché questo requisito varrà anche per le famiglie italiane. Nei 71 alloggi di proprietà comunale, le famiglie di origine straniera sono 4.

Quella persona ha una macchina di lusso e sta nella casa popolare. L’edilizia residenziale pubblica serve a supportare le difficoltà dei nuclei familiari, per questo motivo é obiettivo anche del Comune far accedere negli immobili famiglie che hanno una vera difficoltà. Quando riceviamo una segnalazione anche anonima, come successo in questi mesi, procediamo ad un controllo accurato senza coinvolgere gli inquilini. Dalle segnalazioni e dai controlli effettuati in questi mesi non sono mai emersi illeciti. Il nuovo ISEE, che inizieremo ad usare nei prossimi mesi, prevede che la documentazione sia inviata anche all’agenzia delle entrate e all’INPS in modo da avere più controlli incrociati.

Se non mi da la casa il Comune come mi aiuta? Un altro contributo che non tutti conoscono é il “Fondo sostegno affitti”, rivolto agli affittuari che non sono proprietari di casa e a cui viene riconosciuto un contributo cofinanziato da Regione e Comune se non si supera una certa soglia di ISEE. Il bando generalmente esce dopo l’estate.
Il lavoro che invece sta svolgendo l’assessorato ai servizi sociali riguarda il patrimonio di cui il Comune dispone cercando di vendere alcuni degli alloggi occupati in modo da acquistarne altri pronti per una nuova assegnazione e valutando l’opportunità di vendita di alcuni di quelli non occupati più grandi (tre-quattro locali) per acquistarne di più piccoli in numero maggiore. Abbiamo inoltre aderito all’Agenzia dell’abitare rhodense dove, su segnalazione dell’assessorato, i cittadini potranno recarsi per trovare alloggi anche fuori comune a canoni sociali.