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Il nuovo reddito di inclusione

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Dal primo gennaio 2018 è prevista una nuova misura di contrasto alla povertà: il reddito di inclusione. Si tratta di una misura permanente prevista dal Governo  che dovrebbe interessare inizialmente circa 500 mila famiglie, in totale 1,8 milioni di persone. Dal primo luglio 2019 la misura diventerà universale, verranno eliminati alcuni paletti sui requisiti e si dovrebbero raggiungere circa 700.000 nuclei per oltre 2,3 milioni di persone.
A chi viene riconosciuto il ReI? Ai nuclei familiari con un ISEE sotto i 6.000 euro, anche proprietari di casa e nei quali i membri hanno una occupazione lavorativa. Per accedere al ReI bisogna aver vissuto in Italia per almeno due anni, si partirà con le famiglie che hanno almeno un minore, o una donna in stato di gravidanza, o disabili o persone over 55 disoccupate.
Il sussidio arriva al massimo a 187,5 euro per una persona sola, mentre il tetto complessivo è di 485 euro per un nucleo di 5 o più persone. Può durare al massimo 18 mesi e viene corrisposto per 12 mensilità. Devono trascorrere almeno 6 mesi dall’ultima erogazione prima di poterlo richiedere di nuovo (per un massimo di altri 12 mesi). Il sussidio sarà affiancato da un progetto personalizzato per l’uscita dallo stato di bisogno, l’obiettivo del ReI infatti non riguarda solo l’assistenza economica ma si cercherà di trovare una occupazione per la persona che effettua la richiesta. Qualora i componenti della famiglia non dovessero rispondere alle convocazioni inerenti il progetto, il sussidio potrà essere decurtato o sospeso.
Oggi è il primo giorno utile per presentare domanda e ottenere il ReI. La domanda può essere presentata presso i servizi sociali del Comune (qui tutte le informazioni presenti sul sito comunale) che entro 15 giorni manderanno le informazioni all’INPS. Una volta verificati i requisiti l’INPS (è l’istituto infatti che riconosce o meno il reddito) convocherà gli utenti per la firma del progetto personalizzato e successivamente verserà il contributo.

Al via una campagna di ascolto

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Dalla prossima settimana, di martedì e venerdì in concomitanza con i mercati e ogni due mesi, un gazebo dell’Amministrazione comunale a cui parteciperanno i membri della giunta sarà presente per raccogliere segnalazioni, raccontare le iniziative e confrontarsi con i cittadini che frequentano i nostri mercati. È un modo per ascoltare, sicuramente diverso dalle iniziative pubbliche in cui nella maggior parte dei casi si racconta ciò che ha fatto l’Amministrazione comunale e poi se c’è tempo si ascolta, con cui intendiamo raggiungere più persone. Anche persone che a una iniziativa pubblica serale difficilmente parteciperebbero e persone, magari più in là con gli anni, che non possono fare segnalazioni via internet.
A poco più di due anni e mezzo da maggio 2014 crediamo che sia una iniziativa importante, una campagna di ascolto che ci servirà per impostare il lavoro dei prossimi anni ma anche raccontare le tantissime cose che sono state fatte in questi anni e spiegare perché alcune cose invece non siamo riusciti a farle. Non sarà l’unica iniziativa di questa campagna di ascolto dell’amministrazione: a marzo e nei mesi successivi  incontrerò le associazioni del territorio in incontri singoli, a cominciare da quelle che operano nel sociale, per confrontarmi a 360 gradi sui bisogni della nostra comunità. Anche le forze del centrosinistra nelle prossime settimane organizzeranno incontri pubblici con gli assessori per raccontare una sorta di bilancio di metà mandato.
A tutti coloro che hanno partecipato a dei banchetti è capitato di sentirsi dire “vi fate vedere solo in campagna elettorale”, anche a me è capitato 4-5 anni fa e ci rimasi male perché non era vero. Con tutte queste iniziative direi che non si può proprio dire.

Il nuovo piano diritto allo studio

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Il piano diritto allo studio del prossimo anno scolastico presenta numerose novità. In due anni la rivisitazione di tutte legasse ISEE permette al 36% di godere di agevolazioni tariffarie mentre l’anno scorso era il 20%.
Cominciamo dai più piccini: siamo intervenuti facendo uno sforzo economico importante per rilevare l’asilo nido di San Pietro all’Olmo che da settembre sarà un nido comunale e garantirà un servizio essenziale per 23 famiglie della nostra comunità, abbiamo rivisto le fasce ISEE delle rette in modo da agevolare le famiglie con fasce di reddito medie e basse e aderito all’iniziativa di Regione Lombardia “nidi gratis” a favore delle famiglie con un reddito ISEE sotto i 21.000 euro.
Da subito abbiamo cominciato a investire nelle nostre scuole, in due anni i lavori svolti e le cifre destinate per le scuole comunali ammontano a circa 1,2 milioni di euro. Quest’estate in particolare stiamo intervenendo presso l’elementare di via Volta per la riqualificazione energetica, la media Muratori per il rifacimento di un corpo bagni, la materna Mazzini per il rifacimento dell’ingresso, l’elementare di IV Novembre per eliminare la lana di vetro e la sistemazione di alcuni soffitti. Inoltre, a seguito del bando sulla gestione calore, verranno svolti lavori per la riqualificazione energetica della materna Mazzini e della materna di via Sturzo oltre che la coibentazione della palestra della scuola elementare di via Sturzo. È prevista la sostituzione della maggior parte delle caldaie (saranno dotate di telegestione), l’installazione delle valvole termostatiche e l’isolamento dei sottotetti.
Continua anche il piano LIM: 18.000 euro ci permetteranno di arrivare al 75% delle classi coperte.
Sui progetti delle singole scuole: sono così tanti che non ve li elenco tutti ma vi invito a leggere l’ultima parte del piano che contiene i progetti proposti dall’Amministrazione comunale e dalle scuole. Si spazia dalla legalità all’ambiente, dalla sicurezza stradale alla musica.
Qui trovate il piano completo.

Il mio intervento per questo 25 Aprile

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Care concittadine, cari concittadini,

il 25 aprile di quest’anno non è,  e non può essere, una semplice ricorrenza da commemorare con discorsi di rito e bandiere a festa. Il 25 aprile di quest’anno assume un significato particolare perché sono trascorsi settant’anni della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Perché settant’anni fa gli uomini e le donne della Resistenza videro la fine di una guerra sanguinosa e il ritorno della libertà, unitamente  alla nascita dello stato democratico.

Quel giorno di 70 anni fa, Sandro Pertini annunciò: “Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, oggi 25 aprile, in nome del popolo e dei volontari della libertà e delegato del solo governo legale italiano, ha assunto i poteri di governo”. Quello storico annuncio non riguardava solo Milano, sede del comando partigiano dell’Alta Italia, ma simbolicamente tutta l’Italia. Liberata dall’occupazione nazi-fascista.

Non siamo però qui a ricordare unicamente il passato e voglio citare la frase scritta in trenta lingue su un monumento nel campo di concentramento di Dachau: “Chi dimentica il passato è condannato a riviverlo”, questo per ribadire con forza che non solo non vogliamo dimenticare il passato ma soprattutto non vogliamo più riviverlo, né vogliamo che lo rivivano i nostri giovani. Non dimentichiamo da dove arriviamo, non dimentichiamo le radici della nostra comunità.

E’ doveroso ricordare in questa occasione tutti coloro che, combattendo per la libertà del nostro paese, hanno perso la vita: oltre alle decine di migliaia di vittime tra soldati e partigiani italiani,  la nostra riconoscenza deve andare a quegli uomini e quelle donne di altre nazioni che in Italia hanno lasciato la vita, contribuendo alla liberazione.
Questo è il senso delle celebrazioni di oggi: è la festa della nostra libertà, della libertà di tutti, una libertà ridata anche a chi l’aveva distrutta e umiliata, una festa che nessuno ha il compito di custodire gelosamente ma che tutti hanno il dovere di ricordare. Per questo, a coloro che pronunciano ogni giorno la parola libertà, e che non si sentono parte di questa festa, diciamo con forza, da Cornaredo, dove in troppi hanno perso la vita per noi, che questa è la festa di tutti ed è anche la festa della loro libertà.

In un’occasione come il 25 aprile, dobbiamo interrogarci su che cosa significhi oggi “resistere”. Dietrich Bonhoefer, dal carcere nazista, scriveva “Mi sono chiesto spesse volte, ove passi il confine fra la necessaria Resistenza e la resa davanti al destino. Molti si adattano, paghi e con furbizia, a ciò che è dato. Ma credo che dobbiamo porre mano a cose grandi”. Non arrendiamoci. Poniamo mano a cose grandi.

Resistiamo all’idea che la nostra Repubblica sia fondata sulla mercificazione finanziaria, piuttosto che sul lavoro.

Resistiamo alla rassegnazione che si possa morire sul posto di lavoro, all’idea che l’eguaglianza reale non sia possibile, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Resistiamo all’idea che siamo un paese in cui l’accoglienza, la carità cristiana, l’aiuto delle persone in difficoltà o malate siano principi meno importanti di altri nella vita di tutti i giorni.

Resistiamo all’idea che ci siano essere umani la cui ambizione sia unicamente sopravvivere.

Questi enunciati sono i principi fondanti della nostra Costituzione. E allora chiediamoci quante volte la nostra democrazia si è distratta dai suoi compiti, quante volte l’ansia di un benessere troppo a lungo atteso ci ha portato ad inseguire modelli vuoti; dobbiamo riaffermare che la libertà ha un altro nome: e questo nome  é uguaglianza, sociale e culturale, uguaglianza dei diritti e delle opportunità.
Solo se riprende, dal basso, la consapevolezza del valore univoco di tutte le vite umane, la nostra e quella degli altri, se rimettiamo al centro del nostro agire le persone, anziché gli strumenti, possiamo continuare a guardare con speranza alla nostra storia e sentirci sereni rispetto ai valori per cui hanno combattuto quei giovani.

Cornaredo ha la forza, per la sua storia e per la sua gente, di continuare sul cammino che l’ha portata a distinguersi come comunità etica, coesa e solidale. Manifestazioni come quella di oggi, in cui riconosciamo la necessità di coinvolgere i ragazzi delle nostre scuole, vogliono essere un impegno a mantenere viva la memoria degli eventi che hanno caratterizzato la storia della nostra Patria.

I partigiani e i martiri della 2^ guerra con il loro sangue e la loro vita ci hanno restituito un paese libero e democratico: questa è l’eredità che abbiamo ricevuto e questa è l’eredità che dobbiamo lasciare ai nostri figli. Una eredità che ha un valore infinito, immenso. Una eredità che va raccontata perché la libertà che oggi abbiamo ricevuto non sia data per scontata. Una eredità di cui andare fieri, perché quelle persone che con coraggio hanno rischiato, e in alcuni casi perso, la loro vita per la nostra sono la storia e l’identità  in cui si può riflettere con orgoglio la nostra comunità.

Viva il 25 Aprile!
Viva la Resistenza!
Viva l’Italia!