25 aprile

25 Aprile 2020

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Quello che viviamo oggi è indubbiamente un 25 aprile strano. Un 25 aprile che nessuno di noi si aspettava di vivere così, come non ci aspettavamo di vivere un periodo come quello a cui siamo costretti da ormai molte settimane.
Una celebrazione senza banda e senza cittadini, specchio della situazione surreale che stiamo vivendo. Un comune praticamente deserto, parchi e scuole vuoti. Nessuna attività sportiva e nessuna iniziativa culturale. Molte famiglie purtroppo vengono toccate direttamente da questa emergenza, il lavoro viene meno, un proprio caro viene contagiato e purtroppo capita che perdano la vita alcune tra le persone più fragili della nostro comunità.
In contrapposizione a questo buio però anche nella nostra comunità si sono palesati spiragli di luce. In tanti in queste settimane mi hanno scritto chiedendo come poter dare una mano, aziende del territorio si sono rese disponibili a donare mascherine per la popolazione o cibo per chi, oltre all’emergenza sanitaria, vive anche una difficoltà economica. Tante associazioni si sono rese disponibili per aiutare. Tanti ragazzi si sono resi disponibili per impegnarsi quotidianamente in aiuto delle generazioni più fragili.
Non so se cambieremo noi. Sicuramente cambieranno le nostre abitudini, per molto tempo. Cambierà il nostro modo di relazionarci con gli altri, cambierà per i nostri ragazzi vivere la scuola e fare sport. Qualcuno in queste settimane azzarda confronti con altri momenti di crisi della nostra storia, anche se pochi sono paragonabili a quello che stiamo vivendo, e ritorna proprio alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Personalmente credo siano più le differenze delle similitudini. C’è però lo stesso spirito solidaristico che speriamo si possa confermare anche al termine dell’emergenza sanitaria. C’è la stessa necessità di ripartire, garantendo la sicurezza di tutti, il prima possibile per evitare che le ripercussioni economiche siano peggiori di quelle già previste.
Quel 25 aprile del 1945 assomiglia al giorno che tutti noi aspettiamo con trepidazione. Il giorno in cui termineranno i divieti, in cui ci riapproprieremo di tutte le nostre libertà. Un giorno che non appare ancora vicino e che non sarà il 4 maggio. Perché come ci dicono persone molto più competenti di noi con questo virus ci dovremo convivere.
Il 25 aprile di settantacinque anni fa i partigiani liberavano Milano dall’occupazione nazi-fascista, avviando il percorso finale per ridare all’Italia intera la tanto attesa libertà. Anche se la guerra continuò fino ai primi giorni di maggio, venne scelto quel giorno per segnare la data fondamentale per la storia recente del nostro Paese, in quanto simbolo della Resistenza e delle forze partigiane, che a partire dall’8 settembre 1943 si impegnarono contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione nazista. Il 25 aprile fu festeggiato già l’anno seguente l’avvenuta Liberazione, quando su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri Alcide De Gasperi venne dichiarato il 25 aprile festa nazionale.
La Resistenza, che nella lotta per la liberazione ebbe un ruolo fondamentale, è stata fatta da uomini e donne che non hanno semplicemente atteso che la Liberazione arrivasse dall’esterno, ad opera di quelle truppe alleate, cui va la riconoscenza dell’Italia per l’importante contributo alla causa della libertà, che da sud nord hanno sbaragliato i nazifascisti. Quegli uomini spesso appartenenti alle categorie più umili del nostro Paese hanno invece personalmente contribuito a gettare i pilastri della democrazia italiana.
Oggi, a noi non viene chiesto il sacrificio della nostra vita ma ci viene chiesto un impegno fondamentale per riprendere il filo della storia economica e sociale di questo Paese. Come hanno fatto i nostri nonni ci viene chiesto di ricostruire una nuova normalità.
Dovremo farlo con spirito di solidarietà, nel pieno rispetto delle regole e con la capacità unica e tipicamente italiana di innovare in molti ambiti della nostra vita.
Viva il 25 aprile! Viva la Resistenza! Viva l’Italia!

Il mio intervento per questo 25 Aprile

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Care concittadine, cari concittadini,

il 25 aprile di quest’anno non è,  e non può essere, una semplice ricorrenza da commemorare con discorsi di rito e bandiere a festa. Il 25 aprile di quest’anno assume un significato particolare perché sono trascorsi settant’anni della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Perché settant’anni fa gli uomini e le donne della Resistenza videro la fine di una guerra sanguinosa e il ritorno della libertà, unitamente  alla nascita dello stato democratico.

Quel giorno di 70 anni fa, Sandro Pertini annunciò: “Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, oggi 25 aprile, in nome del popolo e dei volontari della libertà e delegato del solo governo legale italiano, ha assunto i poteri di governo”. Quello storico annuncio non riguardava solo Milano, sede del comando partigiano dell’Alta Italia, ma simbolicamente tutta l’Italia. Liberata dall’occupazione nazi-fascista.

Non siamo però qui a ricordare unicamente il passato e voglio citare la frase scritta in trenta lingue su un monumento nel campo di concentramento di Dachau: “Chi dimentica il passato è condannato a riviverlo”, questo per ribadire con forza che non solo non vogliamo dimenticare il passato ma soprattutto non vogliamo più riviverlo, né vogliamo che lo rivivano i nostri giovani. Non dimentichiamo da dove arriviamo, non dimentichiamo le radici della nostra comunità.

E’ doveroso ricordare in questa occasione tutti coloro che, combattendo per la libertà del nostro paese, hanno perso la vita: oltre alle decine di migliaia di vittime tra soldati e partigiani italiani,  la nostra riconoscenza deve andare a quegli uomini e quelle donne di altre nazioni che in Italia hanno lasciato la vita, contribuendo alla liberazione.
Questo è il senso delle celebrazioni di oggi: è la festa della nostra libertà, della libertà di tutti, una libertà ridata anche a chi l’aveva distrutta e umiliata, una festa che nessuno ha il compito di custodire gelosamente ma che tutti hanno il dovere di ricordare. Per questo, a coloro che pronunciano ogni giorno la parola libertà, e che non si sentono parte di questa festa, diciamo con forza, da Cornaredo, dove in troppi hanno perso la vita per noi, che questa è la festa di tutti ed è anche la festa della loro libertà.

In un’occasione come il 25 aprile, dobbiamo interrogarci su che cosa significhi oggi “resistere”. Dietrich Bonhoefer, dal carcere nazista, scriveva “Mi sono chiesto spesse volte, ove passi il confine fra la necessaria Resistenza e la resa davanti al destino. Molti si adattano, paghi e con furbizia, a ciò che è dato. Ma credo che dobbiamo porre mano a cose grandi”. Non arrendiamoci. Poniamo mano a cose grandi.

Resistiamo all’idea che la nostra Repubblica sia fondata sulla mercificazione finanziaria, piuttosto che sul lavoro.

Resistiamo alla rassegnazione che si possa morire sul posto di lavoro, all’idea che l’eguaglianza reale non sia possibile, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Resistiamo all’idea che siamo un paese in cui l’accoglienza, la carità cristiana, l’aiuto delle persone in difficoltà o malate siano principi meno importanti di altri nella vita di tutti i giorni.

Resistiamo all’idea che ci siano essere umani la cui ambizione sia unicamente sopravvivere.

Questi enunciati sono i principi fondanti della nostra Costituzione. E allora chiediamoci quante volte la nostra democrazia si è distratta dai suoi compiti, quante volte l’ansia di un benessere troppo a lungo atteso ci ha portato ad inseguire modelli vuoti; dobbiamo riaffermare che la libertà ha un altro nome: e questo nome  é uguaglianza, sociale e culturale, uguaglianza dei diritti e delle opportunità.
Solo se riprende, dal basso, la consapevolezza del valore univoco di tutte le vite umane, la nostra e quella degli altri, se rimettiamo al centro del nostro agire le persone, anziché gli strumenti, possiamo continuare a guardare con speranza alla nostra storia e sentirci sereni rispetto ai valori per cui hanno combattuto quei giovani.

Cornaredo ha la forza, per la sua storia e per la sua gente, di continuare sul cammino che l’ha portata a distinguersi come comunità etica, coesa e solidale. Manifestazioni come quella di oggi, in cui riconosciamo la necessità di coinvolgere i ragazzi delle nostre scuole, vogliono essere un impegno a mantenere viva la memoria degli eventi che hanno caratterizzato la storia della nostra Patria.

I partigiani e i martiri della 2^ guerra con il loro sangue e la loro vita ci hanno restituito un paese libero e democratico: questa è l’eredità che abbiamo ricevuto e questa è l’eredità che dobbiamo lasciare ai nostri figli. Una eredità che ha un valore infinito, immenso. Una eredità che va raccontata perché la libertà che oggi abbiamo ricevuto non sia data per scontata. Una eredità di cui andare fieri, perché quelle persone che con coraggio hanno rischiato, e in alcuni casi perso, la loro vita per la nostra sono la storia e l’identità  in cui si può riflettere con orgoglio la nostra comunità.

Viva il 25 Aprile!
Viva la Resistenza!
Viva l’Italia!