Le difficoltà di lavorare nei servizi sociali

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Parto da un caso che ho seguito personalmente lo scorso anno per affrontare un tema molto delicato come quello dei servizi sociali. Il caso riguardava una famiglia con figli che chiedeva a uffici e amministratori una casa comunale nonostante il reddito del capofamiglia fosse sufficiente a garantire l’affitto in condizioni più che dignitose. Tra uffici e amministratori ci confrontammo per avere una posizione comune, ossia sostenere il bisogno della famiglia nella ricerca di una abitazione ma che non avevano diritto all’accesso in casa comunale sia perché il reddito non era basso ma anche perché la famiglia era nelle ultime posizioni della graduatoria per l’accesso agli alloggi pubblici. La famiglia era straniera, ma questo interesserà a pochi perché avremmo avuto la stessa posizione con qualunque famiglia e queste poche righe non raccontano le tensioni degli incontri e le minacce ricevute a cui abbiamo risposto con una posizione ferma.
Questo incipit racconta una situazione che spesso si ripropone, la famiglia infatti sosteneva di non essere minimamente aiutata dal Comune mentre gli uffici si erano resi disponibili ad aiutare nei limiti degli strumenti e di una visione oggettiva della situazione e chiedevano ai genitori di impegnarsi nella ricerca di un appartamento, cosa che non accadeva. Capita infatti di incontrare persone che cercano lavoro ma non rispondono alle chiamate degli uffici che propongono dei colloqui di lavoro e bandi comunali senza farsi più sentire, o famiglie con fragilità economiche che non presentano l’indicatore ISEE per avere delle agevolazioni sulle utenze o sui servizi scolastici o ancora persone non residenti nel Comune che non possiamo aiutare. In questi casi può capitare che le persone si dichiarino insoddisfatti perché l’Amministrazione non li ha aiutati, nonostante non sia vero. Questi casi ci stimolano a migliorare anche la comunicazione dell’Amministrazione comunale nei confronti di chi vive una fragilità, da pochi giorni è presente sul sito comunale una sezione dedicata a contributi, agevolazioni e aiuti per i nostri concittadini.
Il tema casa è sicuramente uno tra quelli seguiti con maggior interesse. Sul tema è necessario partire da alcuni assunti: la graduatoria degli alloggi comunali è pubblica, tutti possono quindi vedere chi accede all’alloggio nel caso se ne liberino di proprietà comunale o proprietà ALER, e la normativa di riferimento  è regionale, quindi i criteri e i requisiti per comporre la graduatoria sono stabiliti nel regolamento   regionale e sono i medesimi per tutti i comuni lombardi. È il regolamento regionale che prevede il criterio della residenza in Regione Lombardia da almeno cinque anni per accedere ad alloggi pubblici, l’indicatore dello Stato di Bisogno Abitativo Regionale (ISBAR),     così come è lo stesso regolamento a prevedere i casi di decadenza (che possono essere per motivi di reddito ma  anche  altri ). Ad ogni segnalazione, anche anonima, vengono svolti dei controlli nei limiti delle possibilità degli uffici che non sono investigatori privati. Negli ultimi due anni sono stati assegnati 6 alloggi, 5 di ALER e uno comunale, 5 a famiglie italiane e uno a famiglia straniera.
Negli ultimi anni lavorare nei servizi sociali è diventato ancora più complesso, non solo perché sono aumentate le situazioni di fragilità ma anche perché le stesse in molti casi afferiscono più tematiche in modo trasversale. La difficoltà a trovare una casa è quasi sempre accompagnata alla ricerca anche di un lavoro, la disabilità di un componente del nucleo familiare spesso si accompagna a difficoltà che sono anche economiche, correlate talvolta a difficoltà personali. Sono aumentate in parallelo anche gli strumenti che possono essere messi in campo per provare a rispondere a questi bisogni, non ultima la recente modifica alla normativa sul tema casa di Regione Lombardia e le modifiche apportate ai contributi erogati dalla stessa Regione o dagli operatori di acqua, luce e gas. Nonostante questo abbiamo la fortuna di avere degli operatori nei servizi sociali ricchi di competenze, passione e sensibilità, ma che dispongono di  risorse e  strumenti che l’amministrazione comunale ha a disposizione e che, come si può ben immaginare sono limitati e di oggettiva evidenza pubblica;   per questo è intollerabile aver letto nelle scorse settimane che i nostri dipendenti dei servizi sociali siano stati assunti per conoscenza e non per competenza, non aiutino gli utenti che si rivolgono ai servizi sociali perché non capaci (nel caso specifico denunciato abbiamo potuto verificare che gli uffici si erano attivati su più fronti, con ammissione dell’interessato) e preferiscano aiutare gli stranieri, oltre ad altre notizie non vere come il fatto che il Comune avrebbe delle convenzioni con privati per affitti agevolati. Gli aiuti nei servizi sociali passano dalla condivisione di un percorso volto all’autonomia dove l’interessato deve garantire di attivarsi e partecipare per quanto gli è possibile. Sono intollerabili per un motivo semplice: non sono vere e pertanto diffamanti, a loro volta, passibili di denuncia Se invece qualcuno ritiene di avere gli elementi per dimostrare quanto dichiarato può fare una cosa altrettanto semplice: denunciare alle autorità competenti invece che denunciare sui social network, screditando un lavoro svolto quotidianamente e su più fronti con le persone.

 

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