Perché ho deciso di votare si al referendum costituzionale

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È difficile scrivere qualcosa a pochi giorni dal voto, praticamente tutto è stato detto, con toni molto spesso sbagliati da entrambe le parti. Il referendum rappresenta un passaggio importante per portare a compimento una riforma che modifica il sistema istituzionale rispondendo a una richiesta precisa formulata da Giorgio Napolitano al momento della rielezione a Presidente della Repubblica.
Non credo che la discussione sul referendum si debba limitare alle tifoserie favorevoli o contrarie al Presidente del consiglio, è decisamente più interessante, al netto delle appartenenze politiche, discutere dii contenuti e di ciò che la riforma prevede abbandonando il clima da stadio di queste settimane.
Quest’estate ho letto documenti a favore della riforma così come documenti contrari, articoli di giornale pro e contro, costituzionalisti e notisti politici. Gli stessi hanno confermato la mia volontà di votare convintamente a favore, nonostante alcuni dubbi su alcune scelte fatte che non inficiano però la bontà complessiva della riforma. D’altronde credo che come tutte le riforme non ne esista una perfetta per tutti.
Per spiegare le motivazioni che mi portano a condividere i contenuti della riforma ho diviso in quattro aree principali gli ambiti che la riforma affronta, quelli che ritengo più importanti.
SUPERAMENTO DEL BICAMERALISMO E ITER LEGISLATIVO: il nostro Paese è l’unica democrazia parlamentare in cui esistono due organismi che hanno un ruolo identico nel procedimento legislativo. Se vincesse il si, la Camera sarebbe l’unico organismo con potere legislativo pieno e l’unico deputato a dare la fiducia al Governo. Il nuovo senato si pronuncerà su materie relative a modifiche costituzionali, politiche europee oltre a vigilare sul lavoro svolto dalla Camera.
Uno dei demeriti di tutti gli ultimi governi è stato sicuramente quello di ricorrere ai decreti legge per accorciare i tempi di approvazione. I decreti legge sono un atto avente forza di legge ma non una legge vera e propria, mentre quest’ultima viene approvata da Camera e Senato subendo le lungaggini del ping pong il decreto legge viene proposto dal Governo e va approvato in 60 giorni. La riforma interviene anche su questo, si limita il ricorso a “fiducia” e decreti legge così da non schiacciare le competenze del Parlamento prevedendo che il Presidente della Repubblica abbia più tempo per rimandare alla Camera un decreto legge aumentandone il potere di controllo. Contestualmente è stata inserita la possibilità per il Governo di individuare una corsia preferenziale (con tempi e modalità certe) per l’approvazione di un provvedimento considerato fondamentale nella propria legislazione.
IL NUOVO SENATO: il Senato non scompare ma cambierà composizione e competenze. Sarà composto da 100 senatori, la cui elezioni non è ancora definita, di “provenienza” regionale oltre a un numero ridotto di sindaci e e di senatori nominati dal presidente della Repubblica. Non è possibile individuare in una legge costituzionale le modalità di elezione dei componenti del nuovo Senato, la stessa sarà definita in una legge ordinaria auspicando che siano gli elettori a eleggere i propri rappresentanti in concomitanza con le elezioni regionali.
LE COMPETENZE DEL GOVERNO E DELLE REGIONI: anche in tema di materie concorrenti tra Governo e Regioni è prevista una revisione che arriva ad eliminare gli ambiti su cui vi sono poteri di entrambi. Alcune materie ritornano di competenza statale: ambiente, gestione di porti e aeroporti, trasporti e navigazione, produzione e distribuzione dell’energia, politiche per l’occupazione, sicurezza sul lavoro, ordinamento delle professioni, beni culturali e turismo. Le materie concorrenti hanno portato negli ultimi 15 anni ad avere 1.500 ricorsi per definire la legittima competenza di un provvedimento ma soprattutto in questi anni si ha avuto la dimostrazione che la cessione di competenze alle regioni non ha sempre funzionato.
STRUMENTI DI PARTECIPAZIONE: non c’è nessuno stravolgimento sugli attuali strumenti a disposizione dei cittadini. Rimangono il referendum abrogativo e le leggi di iniziativa popolare ma vengono apportate alcune modifiche, molto positive io credo. Se per il referendum infatti si raccogliessero 800.000 firme il quorum necessario perché il referendum sia valido sarebbe più basso dell’attuale, pari al 50%+1 di coloro che hanno votato alle ultime elezioni per la Camera (per esempio per il referendum sulle trivelle invece di raggiungere i 25 milioni di votanti per renderlo valido ne sarebbero bastati 18 milioni).
È previsto anche l’aumento delle firme necessarie per presentare i progetti di legge di iniziativa popolare, le firme passano a 150 mila contro le 50 mila attuali ma i regolamenti parlamentari definiranno tempi certi per la discussione parlamentare. Dal 1979 ad oggi sono solo tre le leggi di iniziativa popolare sono state approvate, segno evidente che le leggi di iniziative popolare così pensate non funzionano.
Si introduce in costituzione anche il referendum propositivo anche se le modalità di funzionamento saranno normate da una futura legge costituzionale.
Sono motivi più o meno validi per votare una riforma costituzionale? Non lo so, ma sono i motivi che mi spingono a sostenere le ragioni del si rispettando chi decide di votare no preferendo la situazione attuale a quella prospettata dalla riforma. Credo però che perderemo l’occasione di avere un sistema istituzionale un po’ più moderno. È vero, non tutte le norme contenute nella riforma hanno una ricaduta sulla vita quotidiana, d’altronde parliamo di una riforma costituzionale, ma delle istituzioni che funzionano meglio hanno sicuramente un riverbero positivo anche per noi cittadini.
Infine, se qualcuno ha voglia di approfondire, ho selezionato due articoli  a sostegno delle ragioni del SI e altrettanti a favore del NO.
A favore del SI:
Luciano Violante su Huffington Post
Francesco Cancellato su Linkiesta
A favore del NO:
Gustavo Zagrebelsky su MicroMega
Giuseppe D’Elia su Altalex
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