Cosa dice la legge di stabilità per i Comuni

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È vero, si tratta ancora di una bozza ma l’impatto che la legge di stabilità ha sul sistema degli enti locali è tale per cui anche la lettura del testo definitivo permette di cogliere spunti interessanti per capire le intenzioni del governo e quale stagione attende i Comuni. Allora mi sono cimentato in questa lettura e di seguito vi sono le luci e le ombre contenute nella manovra.
Si parte con l’abolizione della TASI sulle abitazioni principali, sicuramente una scelta che accoglierà molti consensi ma meglio sarebbe se da questa esenzione fossero esclusi gli immobili di lusso, ville e castelli. Non tanto dal punto di vista pratico, parliamo di un gettito di 90 milioni su scala nazionale ma da quello simbolico. Non perché la ricchezza sia una colpa ma per un principio di solidarietà per cui chi ha di più paga un po’ di più rispetto a chi si può permettere meno.
Il gettito TASI per i comuni viene restituito con un fondo statale che prevede un trasferimento compensativo della stessa entità. Bene la compensazione, ma questa misura impedisce una vera autonomia degli enti locali che saranno ancora di più legati ai trasferimenti del governo centrale che, come dimostrato in questi anni, possono diminuire da un anno all’altro senza che i comuni vi possano fare nulla o incidere visto che la definizione del trasferimento è competenza del governo centrale.
Sono previsti ulteriori tagli, circa 300 milioni su scala nazionale, per i comuni (Cornaredo dovrebbe avere un taglio stimato nel 2016, in base a questi numeri, da 50 a 100 mila euro) e saranno ripartiti per il 40% sulla base dei fabbisogni standard (lo scorso anno questa percentuale era al 20).
Sicuramente positive le misure che prevedono l’abolizione del patto di stabilità (finalmente!), gli unici vincoli richiesti sono il pareggio di competenza e la percentuale degli interessi sul debito in rapporto alle entrate inferiore al 10%, e la possibilità di spendere parte dall’avanzo per l’edilizia scolastica (si era però partiti dalla possibilità di non aver vincoli per la spesa dello stesso, ora c’è il vincolo della destinazione e del plafond di 500 milioni da distribuire per tutti i comuni).
Credo che rispetto alle norme contenute nelle precedenti legge di stabilità, senza distinzione di colore politico, questa rappresenti un passo in avanti anche se troppe sono ancora le ombre ed emerge, evidente e reale, la mancanza di una vera autonomia per gli enti locali. La finanza locale non può cambiare le regole ogni anno, i sindaci non possono attendere la legge di stabilità per impostare la programmazione nei comuni per tempo, programmare a febbraio è diverso da programmare in estate. Abbiamo bisogno di una local tax e di una riforma della finanza locale che individui una volta per tutte le leve fiscali dei comuni, elimini i trasferimenti statali e dia davvero piena autonomia agli enti locali.

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