Mese: Maggio 2015

Breve sintesi del bilancio di previsione 2015

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Come ho già avuto modo di dire molte volte in passato, gli enti locali si trovano negli ultimi anni a vivere una situazione drammatica. Non parlo solamente della questione relativa alle risorse finanziarie su cui mi soffermerò tra poco, ma parlo proprio dell’idea dell’istituzione “Comune” che si ha dal 2007 ad oggi, nonostante l’avvicendamento al governo nazionale di centrosinistra, centrodestra e tecnici.

I comuni dovrebbero esistere per garantire servizi efficenti e vicini alle esigenze dei cittadini, una qualità della vita adeguata alle aspettative e un orizzonte di serenità che permetta di progettare il proprio futuro. Da alcuni anni, però, i comuni sembrano ridotti a essere dei meri esattori per conto dello Stato. Quest’anno il nostro Comune diventerà un contributore netto dello Stato: ciò significa che Cornaredo darà allo Stato più di quanto riceverà dallo stesso. Questa situazione è il risultato di un taglio sul fondo di solidarietà comunale che dal  2011 ad oggi è stato di circa 2,4 milioni (il 15% circa su un bilancio come quello del Comune di Cornaredo). Per questo insieme con ANCI da anni proponiamo di eliminare i trasferimenti  senza chiedere più nulla ai Comuni, in modo che gli stessi possano programmare i propri bilanci in maniera autonoma senza dover sperare che questo o quel governo non faccia nuovi tagli.

Il bilancio del nostro Comune, nella sua parte corrente, vale circa 15,6 milioni di euro. In questi mesi abbiamo fatto un lavoro puntuale che ci ha permesso di risparmiare circa 300 mila euro rispetto al bilancio di previsione dello scorso anno, senza tagliare in nessun modo i servizi al cittadino. In particolare le spese vengono suddivise in base ai servizi erogati: ai servizi sociali (ad es. contributi RSA, erp – edilizia residenziale pubblica, anziani, centro melograno, centri estivi) sono destinati 3,2 milioni di euro; ai lavori pubblici e urbanistica (ad es. manutenzioni ordinarie, parchi e ambiente) 2,5 milioni; ai servizi educativi (scuola e politiche giovanili) 2,2 milioni; a cultura e sport 833 mila euro e alla sicurezza 883 mila euro.

Lo scorso anno abbiamo confermato una TASI molto bassa, la più bassa della nostra zona, sacrificando il bilancio del 2014 e utilizzando entrate “una tantum” proprio perché consci che le famiglie affrontavano un anno difficile dal punto di vista del bilancio familiare. Quest’anno non è più stato possibile continuare su questa strada, le entrate “una tantum” legate agli oneri di urbanizzazione sono nettamente inferiori (l’anno scorso finanziavano 1,1 milioni di euro mentre quest’anno solo 112 mila euro) e ci siamo dovuti attestare su un livello di tassazione simile a quello degli altri comuni che ci stanno intorno (Settimo, Vanzago e Rho sono come noi; Pregnana Milanese ha una tassazione leggermente più alta mentre Bareggio un po’ più bassa).

Per questo motivo quest’anno la TASI sull’abitazione principale sarà al 3 per mille, l’IMU invece non subisce modifiche, e prevede detrazioni in base alla rendita catastale delle stesse, figli under 26 non a carico nel nucleo familiare e soggetti disabili. Una misura di equità che chiede un po’ meno alle famiglie e a chi ha abitazioni più modeste.

Per ciò che riguarda gli altri immobili abbiamo voluto salvaguardare i nostri commercianti non prevedendo nessun aumento, conoscendo le tante difficoltà che già vengono affrontate per attività che servono a mantenere il nostro comune vivo durante il giorno.

Abbiamo agito anche sull’IRPEF: dal 2012 Cornaredo ha l’aliquota dello 0,8 per mille, da quest’anno i redditi da 0 a 10.000 euro annui saranno esentati dal pagamento dell’aliquota proprio per una maggiore equità e per chiedere meno a chi ha più difficoltà. Sempre seguendo questo ragionamento abbiamo rivisto le tariffe dei servizi scolastici a domanda individuale introducendo due fasce di reddito in più, passando da cinque a sette, e prevedendo agevolazioni per chi ha più figli che usufruiscono del servizio. Ciò significa che, mentre lo scorso anno l’80% delle famiglie era nella fascia tariffaria più alta, quest’anno le famiglie in questa condizione saranno il 60%.

Proseguiremo con i progetti avviati quest’anno ma anche con nuove idee e strumenti come la tariffazione puntuale, il bilancio partecipato e il wi-fi nei luoghi pubblici, ma soprattutto continueremo nella costruzione di una amministrazione più vicina ai propri cittadini e una comunità, la nostra, quella di tutti, più solidale.

Il progetto del campo pozzi di Cascina croce

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Il progetto del Campo pozzi interessa il Comune di Cornaredo dal lontano 2001. Da quell’anno ha subito importanti modifiche (conformazione della struttura della centrale di trattamento, portata di acqua emunta dalla falda, territorio sovracomunale servito) senza riuscire a superare mai la fase di progetto preliminare.
Il progetto prevede la creazione di 4 pozzi in un’area di Cascina croce, accessibile da via Pastrengo, per attingere acqua da falde sotterranee e distribuirla a Cornaredo e nei comuni a nord del nostro che, a causa della conformazione della falda posta sotto di loro, hanno un’acqua ricca di nitrati. La nostra falda, da intendere non come un lago che si esaurirà ma come un fiume sotterraneo che scorre e finisce nel mare rientrando nel ciclo dell’acqua, invece ha la fortuna di avere un’acqua purissima che non ha bisogno di depurazione.
L’intenzione che abbiamo avuto fin da subito come Amministrazione comunale é stata quella di fare una scelta netta: approfondire il progetto, valutando il costo/opportunità per la nostra comunità, e decidere se proseguire o interromperlo.
Questo percorso è cominciato con la visita di un campo pozzi, sempre eseguito da CAP, a Pozzuolo Martesana (li i pozzi in realtà sono otto e dopo alcuni anni di funzionamento il complesso non da alcun tipo di problema), per renderci conto visivamente di quale sarebbe stato l’impatto del progetto.
Dopo questo sopralluogo abbiamo svolto numerosi incontri con CAP per approfondire dubbi e perplessità, riportando anche richieste di chiarimenti frutto di una petizione promossa da alcuni cittadini ormai più di un anno fa. Convinti del progetto, ma sempre attenti all’impatto che avrà sul territorio e il monitoraggio necessario post-operam, abbiamo coinvolto anche chi, tra le associazioni ambientaliste del territorio e i promotori della petizione, si è sempre dimostrato preoccupato e dubbioso rispetto all’opera organizzando più di un confronto con CAP, l’ultimo ieri sera in una assemblea pubblica.
Da questi incontri sono emerse le tematiche che è stato necessario approfondire o su cui chiedere a CAP una risposta puntuale: l’utilità odierna dell’opera, il rischio di inquinamento della falda sotterranea, le ripercussioni sui fontanili, il rischio di creazione di depressioni nel terreno e il monitoraggio dei lavori e post-operam.
Anche nella serata di ieri sono emersi alcuni dubbi e sono state poste domande che meritano attenzione. Per questo abbiamo voluto raccogliere tutte le domande e considerazioni ricevute, con relative risposte, e renderle pubbliche sul sito comunale: le troverete on line entro pochi giorni. (Eccole qua)
Ora il percorso prosegue con ulteriori passaggi formali in cui sarà necessario confrontarsi con gli altri Enti coinvolti dal progetto (Parco agricolo, ASL, consorzio Villoresi, ARPA). Non dobbiamo però dimenticare che CAP é una società interamente pubblica, la cui proprietà é detenuta da tutti i comuni della ex Provincia di Milano e così rimarrà. E’ la società che fa uscire l’acqua dai nostri rubinetti e quella che controlla l’acqua che bevono i nostri figli. É importante invece capire quale sia la motivazione principale che giustifica l’opera: la necessità di creare un sistema resiliente, ossia un sistema capace di resistere a possibili deficit (guasti o inquinamenti per esempio), capace di intervenire nel momento in cui ci fossero delle problematiche connesse alle reti del nostro territorio senza far mancare l’acqua a nessuno.

Se Milano mi ricorda Genova

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Ho incominciato ad interessarmi di politica dopo il G8 di Genova, non ero ancora maggiorenne ma in quei giorni capii che impegnarsi in prima persona poteva essere il mio unico modo per rispondere a quelle immagini. Ero ancora un po’ idealista, come si è tutti a quell’età. Ero angosciato, mettere a ferro e fuoco una città era davvero una cosa inconcepibile. Anche se Genova non era la mia città, in quel momento mi sentivo di farne parte, di essere uno di quei cittadini che guardava dalle finestre le proprie vie distrutte.
Dove non era arrivato papà con la sua passione e il suo impegno civile, sono arrivate quelle immagini. Ho cominciato ad interessarmi, a leggere, ad impegnarmi, a partecipare a riunioni noiosissime, a pensare globale ed agire locale come un tempo si cantava alle manifestazioni.
Oggi c’è Milano. C’è la solita angoscia, anzi forse di più perché è la mia grande città. Perché qui ho studiato, lavorato, mi sono innamorato e qui sono almeno due/tre volte a settimana. Una angoscia che é anche fisica. Di più, forse anche perché quasi 15 anni dopo l’inizio del mio impegno mi rendo conto che, anche se sto realizzando il sogno di fare il sindaco del paese che amo, non ho cambiato assolutamente nulla. Forse qualcosa, nel mio piccolo.
Però lo ringrazio anche quell’impegno, li ringrazio quei giorni di luglio. Perché mi permettono, oggi, di avere una posizione netta contro chi sta devastando Milano senza alcuna giustificazione plausibile. Mi permettono, oggi, di capire che la posizione giusta non é sicuramente quella di questi idioti. Mi permettono anche di non essere indifferente a quanto accadde, di essere angosciato. Ho anche tanta rabbia contro queste persone. Non ho mai fatto a botte con nessuno, ma in questo momento credo che riuscirei ad assestare qualche pugno ben indirizzato. Protestano (?) contro il mondo che non da possibilità e futuro, ma persone con questo cervello potrebbe averlo un futuro? E se lo meritano? Io me li immagino quando sono partiti dalle loro case, la miseria di pensare di andare a spaccare vetrine che ai miei occhi li rende semplicemente dei falliti.
Bruciano macchine e negozi pensando di toccare i governanti che tanto odiano. Non riescono a capire che quelli, soprattuto in questo periodo, sono i sacrifici di tante persone che oggi riposano e non lavorano.
Milano si riprenderà perché è forte ed orgogliosa, spero ci riprenderemo anche noi che, davvero senza presunzione e al di là di quello che pensiamo di EXPO, siamo la parte più grande e più bella di questo Paese, quella che lavora per dare ai propri figli un futuro migliore.
Io nel frattempo continuo a impegnarmi.