Il mio intervento per questo 25 Aprile

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Care concittadine, cari concittadini,

il 25 aprile di quest’anno non è,  e non può essere, una semplice ricorrenza da commemorare con discorsi di rito e bandiere a festa. Il 25 aprile di quest’anno assume un significato particolare perché sono trascorsi settant’anni della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Perché settant’anni fa gli uomini e le donne della Resistenza videro la fine di una guerra sanguinosa e il ritorno della libertà, unitamente  alla nascita dello stato democratico.

Quel giorno di 70 anni fa, Sandro Pertini annunciò: “Il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, oggi 25 aprile, in nome del popolo e dei volontari della libertà e delegato del solo governo legale italiano, ha assunto i poteri di governo”. Quello storico annuncio non riguardava solo Milano, sede del comando partigiano dell’Alta Italia, ma simbolicamente tutta l’Italia. Liberata dall’occupazione nazi-fascista.

Non siamo però qui a ricordare unicamente il passato e voglio citare la frase scritta in trenta lingue su un monumento nel campo di concentramento di Dachau: “Chi dimentica il passato è condannato a riviverlo”, questo per ribadire con forza che non solo non vogliamo dimenticare il passato ma soprattutto non vogliamo più riviverlo, né vogliamo che lo rivivano i nostri giovani. Non dimentichiamo da dove arriviamo, non dimentichiamo le radici della nostra comunità.

E’ doveroso ricordare in questa occasione tutti coloro che, combattendo per la libertà del nostro paese, hanno perso la vita: oltre alle decine di migliaia di vittime tra soldati e partigiani italiani,  la nostra riconoscenza deve andare a quegli uomini e quelle donne di altre nazioni che in Italia hanno lasciato la vita, contribuendo alla liberazione.
Questo è il senso delle celebrazioni di oggi: è la festa della nostra libertà, della libertà di tutti, una libertà ridata anche a chi l’aveva distrutta e umiliata, una festa che nessuno ha il compito di custodire gelosamente ma che tutti hanno il dovere di ricordare. Per questo, a coloro che pronunciano ogni giorno la parola libertà, e che non si sentono parte di questa festa, diciamo con forza, da Cornaredo, dove in troppi hanno perso la vita per noi, che questa è la festa di tutti ed è anche la festa della loro libertà.

In un’occasione come il 25 aprile, dobbiamo interrogarci su che cosa significhi oggi “resistere”. Dietrich Bonhoefer, dal carcere nazista, scriveva “Mi sono chiesto spesse volte, ove passi il confine fra la necessaria Resistenza e la resa davanti al destino. Molti si adattano, paghi e con furbizia, a ciò che è dato. Ma credo che dobbiamo porre mano a cose grandi”. Non arrendiamoci. Poniamo mano a cose grandi.

Resistiamo all’idea che la nostra Repubblica sia fondata sulla mercificazione finanziaria, piuttosto che sul lavoro.

Resistiamo alla rassegnazione che si possa morire sul posto di lavoro, all’idea che l’eguaglianza reale non sia possibile, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Resistiamo all’idea che siamo un paese in cui l’accoglienza, la carità cristiana, l’aiuto delle persone in difficoltà o malate siano principi meno importanti di altri nella vita di tutti i giorni.

Resistiamo all’idea che ci siano essere umani la cui ambizione sia unicamente sopravvivere.

Questi enunciati sono i principi fondanti della nostra Costituzione. E allora chiediamoci quante volte la nostra democrazia si è distratta dai suoi compiti, quante volte l’ansia di un benessere troppo a lungo atteso ci ha portato ad inseguire modelli vuoti; dobbiamo riaffermare che la libertà ha un altro nome: e questo nome  é uguaglianza, sociale e culturale, uguaglianza dei diritti e delle opportunità.
Solo se riprende, dal basso, la consapevolezza del valore univoco di tutte le vite umane, la nostra e quella degli altri, se rimettiamo al centro del nostro agire le persone, anziché gli strumenti, possiamo continuare a guardare con speranza alla nostra storia e sentirci sereni rispetto ai valori per cui hanno combattuto quei giovani.

Cornaredo ha la forza, per la sua storia e per la sua gente, di continuare sul cammino che l’ha portata a distinguersi come comunità etica, coesa e solidale. Manifestazioni come quella di oggi, in cui riconosciamo la necessità di coinvolgere i ragazzi delle nostre scuole, vogliono essere un impegno a mantenere viva la memoria degli eventi che hanno caratterizzato la storia della nostra Patria.

I partigiani e i martiri della 2^ guerra con il loro sangue e la loro vita ci hanno restituito un paese libero e democratico: questa è l’eredità che abbiamo ricevuto e questa è l’eredità che dobbiamo lasciare ai nostri figli. Una eredità che ha un valore infinito, immenso. Una eredità che va raccontata perché la libertà che oggi abbiamo ricevuto non sia data per scontata. Una eredità di cui andare fieri, perché quelle persone che con coraggio hanno rischiato, e in alcuni casi perso, la loro vita per la nostra sono la storia e l’identità  in cui si può riflettere con orgoglio la nostra comunità.

Viva il 25 Aprile!
Viva la Resistenza!
Viva l’Italia!

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