Misure di supporto in questa fase di emergenza

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Nel corso del Consiglio comunale del 28 maggio abbiamo previsto numerose misure per sostenere chi si trova in difficoltà ma anche per interventi volti a sostenere le opere pubbliche nel nostro territorio . In una fase di emergenza come quella che stiamo vivendo abbiamo deciso di intervenire principalmente su due fronti: supporto per chi è in difficoltà e investimenti in lavori pubblici per innescare cicli economici virtuosi su scala territoriale.
Sul primo fronte abbiamo agito su due direttrici: interventi sui tributi locali per le utenze non domestiche che sono dovute rimanere chiuse durante gli scorsi mesi e contributi specifici per le famiglie. Le utenze non domestiche non pagheranno la TARI per i 2 o 3 mesi in cui sono rimaste chiuse, per lo stesso periodo non pagheranno l’occupazione di suolo pubblico (il Dl Rilancio prevede esenzione in aggiunta fino al 31 ottobre) e la tassa sulla pubblicità.
Per le famiglie invece oltre che il raddoppio delle risorse destinate ai buoni spesa così da rispondere a tutte le richieste pervenute abbiamo previsto misure per aiutare chi è in difficoltà con il pagamento dell’affitto e soggetti più fragili come anziani e disabili.
Tutte queste misure valgono più di 400.000 euro. Quando arriveranno le risorse previste per gli enti locali nel Dl rilancio individueremo altre iniziative anche se siamo certi che tutti i servizi educativi e scolastici da qui a fine anno costeranno molto di più per rispondere alle prescrizioni volte a limitare il rischio contagio.
Per quanto riguarda invece le opere pubbliche siamo pronti ad investire sul biennio 2020-2021 circa 1.800.000 euro grazie a risorse impegnate alla fine dello scorso anno, un importante contributo regionale di 700.000 euro per interventi da avviare entro il 31 ottobre, l’avanzo di amministrazione e un contributo statale di 130.000 euro.
Gli interventi sono indirizzati principalmente a lavori su scuole, aree verdi, strade, cimiteri e riqualificazione energetica del patrimonio pubblico.
Le ultime variazioni di bilancio sono state anche il momento per fare scelte non semplici come la rinegoziazione dei mutui. Una scelta che va nella direzione di dare ossigeno al bilancio comunale che si trova in una difficoltà cronica aggravata pesantemente dall’emergenza che stiamo vivendo. Non tanto e non solo nel 2020 dove dovrebbero arrivare risorse governative ma soprattutto nel 2021 e 2022 dove solo in funzione delle riduzioni relative a IRPEF e IMU abbiamo previsto minori entrate rispettivamente per 250.000 euro e 100.000 euro. Questa crisi purtroppo aggrava la situazione e ci ha portato a optare per rinegoziare i mutui attualmente in essere.
Ad oggi ogni anno spendiamo per i mutui rinegoziabili 726.000 euro, in totale oggi dobbiamo rendere poco più di 8 milioni di euro in totale. Il Comune non apre nuovi mutui da più di 10 anni. Con la rinegoziazione avremo un risparmio consistente nei primi anni, spenderemmo infatti 309.000 euro nel 2020, 454.000 euro dal 2021 al 2043 (quindi comunque molto meno rispetto ad oggi). I mutui verrebbero spalmati su un periodo di anni più lungo (8 anni in più, ad un tasso più basso dell’1% rispetto a quelli attuali) incidendo ovviamente negativamente sui bilanci futuri del Comune dove al momento non erano previste le spese di rimorso mutui.
Al termine dell’operazione il costo complessivo sarà superiore all’attuale di 1,5 milioni di euro. La Cassa depositi e prestiti (una azienda partecipata per la propria maggioranza dal Ministero dell’Economia) che gestisce i nostri mutui certifica che questa operazione ha equivalenza finanziaria stimando che negli anni in cui i mutui incideranno negativamente sul bilancio il costo del denaro sarà inferiore rispetto ad oggi.
Una scelta necessaria mettendo sul piatto della bilancia da una parte il sacrificio di pesare sui bilanci futuri e dall’altra la necessità di garantire servizi e spese essenziali nel 2021 oltre che aiutare quest’anno le attività e le famiglie in difficoltà a causa di questa emergenza. Non ho dubbi su cosa sia preferibile. Come fatto nel 2019 ci metteremo al lavoro, come anche scritto nel programma elettorale, per ridurre l’impatto dei mutui sul bilancio del Comune, grazie a entrate una tantum che speriamo arriveranno da permessi di costruire, avanzi futuri e recupero da evasione, ma anche per garantire gli standard dei servizi che offriamo oggi ai nostri concittadini.

25 Aprile 2020

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Quello che viviamo oggi è indubbiamente un 25 aprile strano. Un 25 aprile che nessuno di noi si aspettava di vivere così, come non ci aspettavamo di vivere un periodo come quello a cui siamo costretti da ormai molte settimane.
Una celebrazione senza banda e senza cittadini, specchio della situazione surreale che stiamo vivendo. Un comune praticamente deserto, parchi e scuole vuoti. Nessuna attività sportiva e nessuna iniziativa culturale. Molte famiglie purtroppo vengono toccate direttamente da questa emergenza, il lavoro viene meno, un proprio caro viene contagiato e purtroppo capita che perdano la vita alcune tra le persone più fragili della nostro comunità.
In contrapposizione a questo buio però anche nella nostra comunità si sono palesati spiragli di luce. In tanti in queste settimane mi hanno scritto chiedendo come poter dare una mano, aziende del territorio si sono rese disponibili a donare mascherine per la popolazione o cibo per chi, oltre all’emergenza sanitaria, vive anche una difficoltà economica. Tante associazioni si sono rese disponibili per aiutare. Tanti ragazzi si sono resi disponibili per impegnarsi quotidianamente in aiuto delle generazioni più fragili.
Non so se cambieremo noi. Sicuramente cambieranno le nostre abitudini, per molto tempo. Cambierà il nostro modo di relazionarci con gli altri, cambierà per i nostri ragazzi vivere la scuola e fare sport. Qualcuno in queste settimane azzarda confronti con altri momenti di crisi della nostra storia, anche se pochi sono paragonabili a quello che stiamo vivendo, e ritorna proprio alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Personalmente credo siano più le differenze delle similitudini. C’è però lo stesso spirito solidaristico che speriamo si possa confermare anche al termine dell’emergenza sanitaria. C’è la stessa necessità di ripartire, garantendo la sicurezza di tutti, il prima possibile per evitare che le ripercussioni economiche siano peggiori di quelle già previste.
Quel 25 aprile del 1945 assomiglia al giorno che tutti noi aspettiamo con trepidazione. Il giorno in cui termineranno i divieti, in cui ci riapproprieremo di tutte le nostre libertà. Un giorno che non appare ancora vicino e che non sarà il 4 maggio. Perché come ci dicono persone molto più competenti di noi con questo virus ci dovremo convivere.
Il 25 aprile di settantacinque anni fa i partigiani liberavano Milano dall’occupazione nazi-fascista, avviando il percorso finale per ridare all’Italia intera la tanto attesa libertà. Anche se la guerra continuò fino ai primi giorni di maggio, venne scelto quel giorno per segnare la data fondamentale per la storia recente del nostro Paese, in quanto simbolo della Resistenza e delle forze partigiane, che a partire dall’8 settembre 1943 si impegnarono contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione nazista. Il 25 aprile fu festeggiato già l’anno seguente l’avvenuta Liberazione, quando su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri Alcide De Gasperi venne dichiarato il 25 aprile festa nazionale.
La Resistenza, che nella lotta per la liberazione ebbe un ruolo fondamentale, è stata fatta da uomini e donne che non hanno semplicemente atteso che la Liberazione arrivasse dall’esterno, ad opera di quelle truppe alleate, cui va la riconoscenza dell’Italia per l’importante contributo alla causa della libertà, che da sud nord hanno sbaragliato i nazifascisti. Quegli uomini spesso appartenenti alle categorie più umili del nostro Paese hanno invece personalmente contribuito a gettare i pilastri della democrazia italiana.
Oggi, a noi non viene chiesto il sacrificio della nostra vita ma ci viene chiesto un impegno fondamentale per riprendere il filo della storia economica e sociale di questo Paese. Come hanno fatto i nostri nonni ci viene chiesto di ricostruire una nuova normalità.
Dovremo farlo con spirito di solidarietà, nel pieno rispetto delle regole e con la capacità unica e tipicamente italiana di innovare in molti ambiti della nostra vita.
Viva il 25 aprile! Viva la Resistenza! Viva l’Italia!

Lettera alla mia città

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Cara Cornaredo,
sono giorni difficili, giorni che neanche i più pessimisti tra noi potevano immaginare così neri. Qualche anziano azzarda un paragone con i tempi della guerra, loro che l’hanno vissuta. Mi sembra strano. Ci sono così tante differenze. A noi in fondo viene solo chiesto di stare a casa e prepararci a ripartire. Non ci chiedono di uccidere e di mettere a rischio la nostra vita, anzi. Loro che l’hanno vissuta, la guerra, sono quelli che stanno pagando il prezzo più alto. Al telegiornale e durante le conferenze stampa vengono trattati come numeri ma dietro ogni persona che ci lascia c’è il racconto di una vita, degli affetti, familiari che piangono e che non possono dare un degno saluto. C’è anche un piccolo pezzo della memoria della nostra comunità che svanisce anche se in questo momento non abbiamo il tempo di pensarci. Ormai due ore al giorno le dedico a chiamare le persone che hanno contratto il virus e, come immaginerai, le chiamate più difficili sono quelle ai familiari che perdono un proprio caro. Una desolazione.
La stessa che provo ogni giorno nell’unico tragitto, casa-ufficio. Strade deserte, saracinesche abbassate, parchi vuoti. Certo qualcuno non ha ancora capito quello che sta capitando e fa un po’ rabbia. Fa un po’ rabbia perché sono proprio le persone più anziane quelle che sembrano averlo capito meno, nonostante il “restate a casa” sembri già un disco rotto.
La stessa che provo quando penso a tutte le cose che non abbiamo potuto fare, a tutte le iniziative che ci siamo persi, a cosa accadrà domani o fra una settimana. La fine di questa emergenza non è ancora in vista e viviamo in un limbo cui ormai ci stiamo abituando. Manca il vociare dei ragazzi in Piazza, le code fuori dalla gelateria con questo sole. Stento a crederlo ma mi mancano anche le segnalazioni delle buche o dei rifiuti abbandonati. Con una sola parola, nel bene e nel male, manca la comunità in cui sono cresciuto. Sei una città ferita e inerme, in attesa della ripartenza.
Ne usciremo migliori? Vedo, ma soprattutto leggo, gli stessi schemi cui eravamo abituati fino a qualche settimana fa. Cambiano gli interpreti e i destinatari ma l’egoismo e la cattiveria rimangono gli stessi. Forse abbiamo riscoperto le cose più semplici, quelle più importanti per ognuno di noi. Forse.
Molte energie nascoste in questo periodo sono emerse. I messaggi di disponibilità per “fare qualcosa” hanno intervallato quelli delle richieste e sono stati un toccasana per il morale. Eccola qui la nostra comunità. In questi giorni traiamo entusiasmo da quello altrui, la passione per contaminazione. Prepariamoci a ripartire, rimbocchiamoci le maniche perché è l’unica cosa che potremo fare quando tutto questo sarà finito. Progettiamo fin d’ora e impegniamoci a ricostruire, come hanno fatto loro che l’hanno vissuta.
Sarà faticoso ma, tutti insieme, ti faremo tornare più bella di prima.
Con affetto, Yuri.

Il bilancio di previsione 2020

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Inutile nascondere che negli ultimi anni i bilanci degli enti locali per le amministrazioni pubbliche siano sempre più complessi, da un lato infatti è sempre necessario aspettare la fine dell’anno per avere certezze circa i contenuti della manovra finanziaria che spesso modifica, e quest’anno non fa eccezione, molte parti della normativa relativa alla finanza locale, dall’altro invece i bilanci risentono ancora dei fortissimi tagli subiti fino al 2015.
Il nostro bilancio purtroppo non fa eccezione, anzi è gravato dalle spese che ogni anno sono vincolate alla restituzione dei precedenti mutui a Cassa depositi e prestiti e che valgono circa 950.000 euro su un bilancio di poco superiore ai 16 milioni di euro. Non vi nascondo quanto sia complesso amministrare in questo modo e con questi numeri.
Sembra un controsenso ma in realtà in questa manovra ci sono finalmente dei segnali che sembrano far intravedere una inversione di rotta. Nella legge finanziaria infatti si prevede il ristoro di parte dei tagli del dl 66/2014 (560 milioni di euro complessivamente per tutti i comuni), la possibilità di ristrutturare il debito degli enti locali con modalità e variabili da definire durante il 2020 e la semplificazione delle procedure per il recupero dei crediti dovuti alla pubblica amministrazione.
In questi anni abbiamo lavorato molto sul fronte della riduzione delle spese ma ci sono spese all’interno del bilancio che non si possono comprimere, ad esempio i mutui già citati, le spese del personale tra cui anche gli aumentati contrattuali dei dipendenti o i nuovi appalti per i servizi a domanda individuale che quasi sempre rappresentano un costo aggiuntivo per l’Amministrazione comunale (il servizio di refezione scolastica a seguito di nuova gara costa ad esempio 85.000 euro in più, il rinnovo del contratto del pubblico impiego ad esempio pesa sui bilanci dei comuni, costi maggiori derivano anche dalla gestione degli alloggi comunali).
Alcune delle spese in aumento inoltre sono state scelte consapevoli dell’Amministrazione comunale: la spesa sociale negli ultimi 5 anni è aumentata del 20% arrivando a circa 2 milioni di euro, la gestione dell’asilo nido di San Pietro all’Olmo rappresenta una spesa superiore ai 50.000 euro all’anno.
Per tutti questi motivi sarà necessario utilizzare 550.000 euro delle entrate derivanti da oneri di urbanizzazione sulla parte corrente, una modalità che abbiamo utilizzato anche lo scorso anno seppur in forma contenuta e che, come lo scorso anno, contiamo di ridurre nel corso dell’esercizio finanziario.
Dal punto di vista del bilancio l’impegno di quest’anno è quello di ridurre l’utilizzo degli oneri e ridurre nel medio periodo l’incidenza delle spese dovute a rimborso dei mutui. L’emergenza di questi giorni poi renderà necessarie delle misure, coordinate con quelle nazionali e regionali, per supportare famiglie e attività che sono state colpite da questa situazione.
Non sono state toccate le imposte sia per quanto riguarda l’IRPEF comunale che per quanto riguarda IMU e TASI mentre, dopo cinque anni senza modifiche, sono state riviste le tariffe dei servizi scolastici con degli aumenti (inferiori all’indice ISTAT degli ultimi cinque anni) a partire dal mese di settembre per le fasce più alte, le fasce più basse invece non hanno subito modifiche così come non è modificata l’agevolazione per chi ha più figli che usufruiscono dello stesso servizio. In aggiunta è stata prevista l’introduzione di una nuova fascia per i redditi sopra i 28.000 euro.
La TARI (tassa rifiuti) verrà invece approvata entro fine aprile in seguito alla nuova normativa relativa ai piani finanziari dei servizi di igiene urbana.
Anche quest’anno però non mancheranno i lavori, alcuni eredità degli ultimi mesi del 2019, altri avviati e conclusi durante il corso del 2020.
In questi giorni ad esempio si stanno finalmente concludendo i lavori del retro della Filanda, un nuovo spazio di aggregazione dopo anni di degrado, che in futuro diventerà anche la nuova entrata della struttura migliorando anche la recinzione del fontanile Giardino che poco per volta stiamo rendendo fruibile a tutti i cittadini.
Durante il 2020 riqualificheremo un secondo pallone del Centro sportivo che sarà possibile utilizzare anche durante il periodo invernale grazie a un sistema di riscaldamento, sempre al Centro sportivo si faranno importanti lavori presso la piscina comunale. Verrà realizzata una pista ciclabile in via Massimo D’Azeglio grazie al bando regionale vinto lo scorso anno, termineremo i lavori di riqualificazione del cortile della scuola elementare di via IV Novembre dove interverremo anche per migliorare i locali della mensa e riqualificheremo la pavimentazione della materna Mazzini.
Infine, troveremo una soluzione per l’illuminazione votiva dei cimiteri mentre A2A terminerà i lavori di riqualificazione di tutta l’illuminazione pubblica e poserà nuove telecamere “leggitarga” sugli vie di ingresso del nostro Comune.

Con la chiusura della TIN di Rho è tutto il nostro territorio a perdere un servizio fondamentale

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E’ ormai di qualche settimana fa la scelta di Regione Lombardia di declassare il reparto di Terapia Intensiva Neonatale dell’0spedale di Rho. La conferma è arrivata con la delibera n. XI/2395 dell’11 novembre che ha stabilito, tra l’altro, “…i letti di Terapia Intensiva Neonatale collocati nelle strutture ospedaliere di Rho e Cremona vengono convertiti in letti di Terapia Sub-intensiva Neonatale…” e “di dare mandato alle ATS della Val Padana e ATS Milano – in raccordo con la DG Welfare – di accompagnare e monitorare il percorso di riconversione dei posti letto sopra indicati presso le strutture sanitarie interessate, entro il termine massimo del 31.12.2019, …”.

Perché questa scelta? Ovviamente per ridurre i costi, sulla base del Decreto Ministeriale 70/2015. Chi giustamente rivendica autonomia però non può subire supinamente le scelte dello Stato centrale e riorganizzare un sistema tagliando servizi sui territori. La TIN di Rho è l’unico reparto di questo tipo presente in città metropolitana fuori dai confini di Milano.

Il declassamento a terapia sub-intensiva neonatale avrebbe ripercussioni negative con il rischio di una chiusura lenta del reparto: cure che oggi vengono effettuate ai neonati sotto il chilo e mezzo di peso, la ventilazione con intubazione dei bambini di qualsiasi età e peso, il trattamento dei neonati in ipotermia, e altro, non potrebbero più essere fatte pur avendone professionalità ed apparecchiature. Con il declassamento anche le mamme con patologie della gravidanza prima della 32esima settimana non potranno essere curate a Rho ed anche in caso di parto d’urgenza, le mamme resterebbero a Rho, mentre i neonati trasferiti nei centri con TIN, con i rischi connessi al trasporto, lontano dalle proprie mamme e con il disagio per le famiglie degli spostamenti per seguire le cure dei piccoli.

In queste settimana ho ricevuto e letto molti apprezzamenti relativamente alla TIN (anche qualche critica, è giusto dirlo) e ascoltato la preoccupazione di alcuni dipendenti dell’ospedale in merito alle ripercussioni che questa decisione può avere su diversi reparti dell’ospedale. Con il declassamento vi sarebbero conseguenze anche per il reparto di Ostetricia e Ginecologia, che da sempre segue anche le gravidanze patologiche con rischio di nascita prematura e vedrebbe per effetto del dirottamento di tali casistiche verso centri con TIN, con la nuova riorganizzazione per il nostro territorio il riferimento sarebbe Monza; inoltre molte altre donne potrebbero decidere, prudenzialmente, di partorire in altre strutture dotate di TIN.

Per questo il Consiglio comunale, con l’astensione della Lega Nord, ha approvato una mozione per chiedere a Regione Lombardia e all’Assessore al Welfare Gallera di sospendere per quanto riguarda l’Ospedale di Rho le previsioni di declassamento a Terapia sub-intensiva della delibera sulle TIN e di prendere ogni decisioni solo quando per l’ambito di Città Metropolitana sarà chiaro il ridisegno della Rete Materno Infantile Milanese e farsi parte attiva presso Regione Lombardia e l’ASST Rhodense per il mantenimento a Rho del servizio di Terapia Intensiva Neonatale, senza alcun depotenziamento della TIN dell’Ospedale di Rho, con la possibilità di continuare con tutte le manovre intensive fino ad ora in atto.

Nuove modalità di assegnazione degli alloggi pubblici

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La legge regionale n. 16/2016, così come il conseguente regolamento regionale, ha completamente rivisto la normativa relativi ai servizi abitativi di Regione Lombardia e all’accesso degli utenti agli stessi. Fino ad ora infatti eravamo abituati a un bando unico ogni due/tre anni e un’unica graduatoria da cui attingere in base anche a valutazioni relative alla metratura e al numero di componenti del nucleo familiare.
Da oggi questo sistema non ci sarà più. I bandi verranno gestiti a livello sovracomunale.
Nel nostro caso il territorio del rhodense con il comune di Rho capofila, saranno almeno due all’anno. Spetterà sempre ai Comuni approvare ogni anno il Piano triennale ed annuale dell’offerta abitativa pubblica. Il piano annuale fornirà una fotografia e un aggiornamento relativo a tutti gli alloggi pubblici presenti nel territorio, quelli che presumibilmente si libereranno nel corso dell’anno e quelli liberi che verranno assegnati tramite bando.
Saranno messi a gara quindi tutti gli alloggi pubblici liberi nel nostro territorio e si dovrà presentare domanda per tutti gli alloggi cui si è interessati, ovviamente chi ha un nucleo familiare composto di due persone non potrà fare richiesta per un appartamento da 100 mq così come una famiglia con tre figli non potrà richiedere un appartamento da 40 mq.
E’ possibile che un alloggio di un comune venga assegnato a un residente di un altro Comune? In teoria è possibile, ad esempio se ad un bando ove venisse assegnato un alloggio presente nel Comune di Rho non partecipasse nessun residente di quel comune è evidente che si assegnerebbe a un utente residente in altro Comune. Tra i criteri per assegnare gli alloggi ne è previsto uno per cui ha un punteggio alto più il residente del Comune ove si trova l’alloggio, questo criterio quindi rende più difficile che un alloggio sia assegnato a residente di altro Comune.
Tutta la procedura dovrà essere svolta on-line tramite SPID o CRS su un applicativo fornito da Regione Lombardia, il Comune di Cornaredo metterà a disposizione uno sportello di supporto agli utenti presso il Melograno, aperto il martedì dalle 9.00 alle 12.00 e il mercoledì dalle 14.00 alle 17.00.
Qui tutte le informazioni sui nuovi bandi per l’assegnazione degli alloggi.

Sull’ambiente il messaggio è più importante del messaggero

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Non so se sia merito di Greta (per cui in queste settimane ci accapigliamo per capire se sia brava o cattiva ma non discutiamo il merito di quello che dice), della maggiore ma non completa consapevolezza che molti vanno via via assumendo o dei disastri che ormai ripetutamente colpiscono il nostro territorio ma è evidente che, spinte finalmente da un sistema dell’informazione attento a una delle vere priorità del nostro tempo, sempre più persone ritengono l’ambiente un tema centrale nella discussione pubblica. Già, perché l’aumento delle temperature, l’innalzamento del livello dei mari, lo scioglimento dei ghiacciai e l’aumento degli episodi legati al rischio idrogeologico sono dati oggettivi e non manovre di un gruppo di complottisti.
Ma parlavamo di aumentata sensibilità. Ne sono un esempio nel nostro piccolo la grandissima partecipazione registrata quest’anno per l’iniziativa Puliamo il mondo (d’altro canto sono un esempio in senso opposto e contrario la grande quantità di rifiuti che ogni anno vengono ritrovati), l’attenzione alla raccolta differenziata  che ci ha permesso di aumentare di 10 punti percentuali la parte differenziata dei nostri rifiuti e gli stimoli arrivati negli ultimi mesi dalle scuole per implementare le attività di sensibilizzazione dedicate ai ragazzi e creare circuiti virtuosi per differenziare meglio all’interno delle scuole.
Va nella stessa direzione l’iniziativa contenuta nella finanziaria 2018 con cui il Governo ha destinato risorse importanti vincolati ad attività di riqualificazione energetica per tutti i comuni. Il contributo variava in base al numero di abitanti e a Cornaredo sono arrivati 130.000 euro che verranno utilizzati per la sostituzione di alcuni led nelle scuole e l’efficientamento energetico di strutture pubbliche, ad esempio la sostituzione di alcuni infissi e la compartimentazione di alcuni spazi così da ridurre i costi di gestione.
In questi giorni abbiamo depositato un ordine del giorno, firmato dalle forze politiche di maggioranza e il Movimento 5 stelle, per aderire alla campagna “plastic free”. Molto già si fa, a cominciare dalle mense dove da anni non si utilizza più la plastica e dalle case dell’acqua, ma c’è tanto ancora da lavorare. E’ necessario coinvolgere sempre di più le scuole, siamo ad esempio alla ricerca di sponsorizzazioni per regalare a tutti i ragazzi una borraccia in alluminio, ma lavorare anche sulla quotidianità coinvolgendo associazioni, commercianti e tutti i cittadini.
Quello che però può fare il Comune è davvero una goccia nel mare. Come dico spesso quando parlo di raccolta differenziata, la stessa non va considerata come un lavoro ma ha delle semplici regole da seguire per fare bene.  Lo stesso discorso vale per chi vuole avere “comportamenti sostenibili”, questo articolo non è che un esempio e in rete se ne trovano tantissimi. Sarebbe sufficiente che tutti avessimo comportamenti più accorti. Quando si fa la spesa, quando ci si sposta all’interno della città, nella nostra alimentazione e nella vita quotidiana.
Sarebbe bello che l’attenzione odierna nei confronti dell’ambiente non fosse una moda passeggera ma un impegno condiviso capace di coinvolgere sempre più persone a cominciare dalle giovani generazioni.